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Anno 1893: una bambina di 3 anni viene ad
abitare con i genitori e i fratellini in via Rossini, 3.
Allora la città, alla cerchia dei Navigli, confinava con i prati della periferia.
Era il tempo del “Veloce Club” e del lancio dei palloni frenati.

 

Albertina Fossati fotografata nel Giugno 1954 nel cortile della casa di Via Rossini 3 in Milano dove ha abitato per circa settant’anni.

La via Rossini è, a quel tempo, una via periferica, breve e selciata, con carreggiate e stretti marciapiedi di pietra. Parte da via Vivaio dove già s’innalza, severo ed imponente, l’Istituto dei Ciechi.  Questo è fiancheggiato da un basso muricciolo di cinta che cela un’attrattiva del tempo: il “Veloce Club”, palestra, per gli abbienti, della nascente passione sportiva. 
I ragazzetti vi si arrampicano curiosi ed estatici sperando vedere le esaltanti imprese di uomini baffuti che “corrono” su bicicli ad altissime ruote anteriori e, in seguito, su vere biciclette, ma ne sono costantemente cacciati dall’inflessibile custode.
Qualche anno più tardi, nel 1905, si alzerà da quel prestigioso recinto un pallone frenato, ed i milanesi che avranno coraggio e danaro faranno un giretto nel cielo a poche decine di metri da terra, orgogliosi dell’inaudito progresso ed ignari che, di lì a poco più di cinquant’anni, si parlerà, con qualche fondamento, di sbarcare sulla luna.

Termina, la piccola via, al vecchio bastione spagnolo: è un alto terrapieno fiancheggiato ai due lati da alberi secolari, passeggiata solitaria e romantica a cui si accede per ripide scalette e viuzze in salita. 
I ragazzi vi esercitano, su e giù, l’unico alpinismo consentito. Al di là del bastione sono campi ed ortaglie.

La casa è modesta, ma decorosa sebbene fabbricata coi sistemi del tempo: camere senza divisioni, infilate l’una nell’altra, che si possono dividere e raggruppare in modo che l’appartamento può risultare indifferentemente di due, di quattro ed anche di otto stanze; qualche breve ballatoio, pompe dell’acqua sui pianerottoli. 

Ha però la facciata decorata di medaglioni scolpiti ed un cortile con colonnine a capitello che le danno pregio e decoro. Si dice provengano dalla demolizione di un’antica casa patrizia.

Cortile interno della casa. Fonte: Artribune

Nel centro del cortile, ampio e luminoso, è una bella aiuola fiorita; sulla facciata interna, dalla balconata in ferro battuto dell’appartamento padronale scende, in primavera, una deliziosa cascata di glicini rosa-azzurro.
Il sottostante portico ad arco immette nel piccolo giardino di cui si intravvede lo sfondo dominato da un maestoso abete dalle larghe braccia. Entrando dal portone si ha una visione di armonia e di bellezza.

Abita nella casa una popolazione piccolo-borghese.
A differenza della casa accanto, che è prettamente popolare, con le cosiddette “ringhiere” folte di bambini e di madri che vi fanno crocchio e qualche volta vi si accapigliano, qui tutto è educato e tranquillo.

 Al pianterreno modesti negozi danno agio ai rifornimenti quotidiani in un clima di famiglia; non manca la “sostra” di legna e carbone e una trattoria (chiamiamola così) gestite entrambe da un garibaldino mangiapreti che però, in omaggio alla nuova Regina, senza rimpianti repubblicani, la intitola cavallerescamente “Al Montenegro”.

Sotto il tetto sormontato da un’uccellanda (perché i milanesi d’allora si preoccupavano di dare asilo anche agli uccelletti nei mesi invernali) ci sono gli abbaini, le “mansardes” milanesi. Sono abitati da tipi patetici o strani: la vecchia lavandaia, carica di fagotti e di rassegnazione; il ciabattino solitario; il tosa-cani, terrore ed insieme divertimento dei bambini, coi suoi cani recalcitranti al guinzaglio tirati su per le scale; poverissimi; falliti della vita.  

Facciata della casa di via Rossini, 3.

Qui si esercita la carità della proprietaria della casa, sig.ra Paola Silva Ortelli, con sussidi, con affitti condonati, con curiose usanze come la pentola di ceci e maiale, milanesissimo piatto del Giorno dei Morti, offerta ogni anno nella ricorrenza ai poveretti degli abbaini. La buona signora riserva invece l’albero di Natale a tutti i bambini della casa, dai dodici in giù; questi salgono trepidanti, la sera della vigilia, verso un salone per loro fantastico, con un grande albero rutilante di luci e carico di piccoli doni, col Presepe e una misteriosa musichetta proveniente da ancor più misterioso carillon nascosto in una nicchia del muro.

Ma la vera peculiarità della casa è che fu ed è nido di artisti. L’architetto Ortelli era grande amico dell’arte e degli artisti e volle che nella sua casa questi trovassero l’ambiente favorevole al loro fecondo raccoglimento che diventa poi ispirazione.
In gran numero pittori, scultori, architetti vi si alternarono con nomi e rinomanze più o meno note o famose. Chi scrive non ha l’intenzione ne la competenza di tracciare un panorama d’arte, di valutare al suo giusto valore quello svoltosi nella casa in questo settantennio: può solo affermare che l’hanno onorata e l’onorano nomi di chiara fama. Non ne fa alcuno perché sarebbe tentata di farne molti; ad altri più idonei lo specifico compito. Ha potuto solo dell’arte conoscere gli aspetti marginali, per esempio la vita degli artisti.
Tutti, o quasi tutti fondamentalmente buoni e generosi; cordiali, solidali e prodighi pur nella povertà; riflettenti, anche nell’errore di una vita non sempre ordinata, un sogno di bellezza e di comprensione per tutto quanto il creato.

Dettaglio della fontana. Fonte: Lombardia da scoprire

Cosa curiosa, non vi fu mai vera scapigliatura se non in qualche raro caso presto eliminato: la gentile e pur severa struttura della casa sembra escludere ogni intemperanza.

Solo qualche divertente stravaganza: come lo pseudo pittore che tappezza i muri del suo studio con figurine tolte dalle scatole dei fiammiferi e con francobolli usati ritagliati da tutte le buste affrancate che può trovare. Oppure il giovane scultore già affermato che tinge da se stesso, in nero assoluto, dentro un gran pentolone, stoffe e tendaggi e riduce il suo studio a camera mortuaria. (E non si sa se, passata la mattana, avrà i fondi per rimettere le cose a posto).
Altre personalità del mondo artistico ospitò la casa prima della guerra del ’15-’18, come la moglie e il figlio del famoso scultore Medardo Rosso. Vi abitò in tre stanzette, mentre studiava canto, l’acclamata soprano Rosina Storchio. E pure l’attrice di prosa Tina Pini che recitò poi con Tina Di Lorenzo.
Per una convenzione tra i due proprietari di casa e mediante un’apertura praticata nei muri divisori, Ruggero Leoncavallo, abitante allora in via Vivaio nella casa d’angolo con via Rossini, s’affacciava lui pure sul cortile gentile e fiorito. Sedeva, nei tramonti estivi, presso la finestra del mezzanino (che è attualmente camera da letto della vecchia bambina) ed era già pingue e stanco. Ascoltava forse il cinguettio degli uccelletti, numerosi sull’abete, o le smorzate vocine dei bambini a cui le mamme facevano affettuosamente rispettare il riposo e la meditazione del celebre compositore dei “Pagliacci”.

Via G. Rossini, Milano

Nulla più rimane di quella vita semplice e patriarcale. Caduti, via via, la cinta del dazio e i vecchi, cari bastioni che sbarravano la piccola via, la città si è slanciata oltre freneticamente e illimitatamente.
Distrutti i vasti ed ombrosi giardini delle dimore patrizie di corso Venezia, le cui propaggini arrivavano fin lì, demolite le vecchie casette, il verde e quieto angolo quasi campestre ai limiti della città è diventato ora un centralissimo quartiere signorile di cemento e di pietra. Lo solcano lunghe e lussuose automobili, sbalorditive e insolenti. Lo appestano rumori e vapori ingrati. Ai lati della piccola via chiudono il cielo nuovissimi palazzoni, irti di piani e di finestre, miracoli di ingegneria e di piatta geometria.
Ma l’annosa casa è ancora in piedi. Risparmiata da due guerre e dall’intelligente amore dei suoi proprietari, intatta nelle sue linee e rammodernata negli appartamenti, continua la sua vita nobile e modesta. Ai modernissimi palazzoni e alla rumorosa civiltà delle macchine e del danaro racconta, sommessamente, quanta storia d’arte e d’umanità è passata fra i suoi vecchi muri. 

A.F.

NOTE

Articolo redatto da Albertina Fossati (8/11/1889 – 15/5/1964), nata e vissuta a Milano, e comparso il 21 luglio 1961 nella terza pagina del quotidiano milanese “L’Italia”. Nella casa di Via Rossini 3, sono nato ed ho abitato per trent’anni, ho convissuto oltre che con i miei genitori e mia sorella, anche con la zia Albertina (sorella di mio padre) ed il nonno paterno; una famiglia non più “di moda” oggi. La casa di Via Rossini 3 è tuttora quasi inalterata e su di essa si possono trovare immagini ed informazioni interrogando Google.

Giovanni Fossati

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Nasce la rubrica “Storie di Milano. Luoghi che cambiano, memorie che restano”, uno spazio dedicato ai racconti della città attraverso lo sguardo di chi la vive. 

Esiste una Milano evidente, sotto gli occhi di tutti: dinamica, attraversata dal traffico, in continua trasformazione. Ma accanto a questa città visibile ce n’è un’altra, più discreta, che si nasconde nei cortili, nei dettagli architettonici, nei ricordi personali. È una Milano che cambia nel tempo, ma che continua a esistere nella memoria di chi la abita. 

Da qui prende forma questa rubrica, con l’obiettivo di raccogliere e condividere storie capaci di intrecciare esperienza personale e storia urbana. Ogni contributo pubblicato racconta un luogo e le persone che lo abitano, mettendo in dialogo passato e presente. 

Hai un luogo di Milano a cui sei legato? Raccontacelo! 

Invia il tuo racconto, accompagnato, se lo desideri, da fotografie d’epoca o attuali e condividi con noi i tuoi ricordi: può essere una via, una casa, un quartiere, un giardino… qualunque spazio che custodisca una storia per te importante. 

Vi chiediamo di raccontare non solo cos’è quel luogo, ma anche il vostro legame con esso, il rapporto che intrattiene con la città, come è oggi e le eventuali trasformazioni che ha vissuto nel tempo, tra cambiamenti positivi e criticità. 

I contributi verranno raccolti e pubblicati sul nostro sito, oltre a essere condivisi attraverso la newsletter e i nostri canali social, per creare un dialogo tra passato e presente e far emergere storie, trasformazioni e valori spesso nascosti della città. 

Potete inviare il vostro racconto a comunicazione.milano@italianostra.org
Per il testo, si consigliano massimo 4.000 – 6.000 caratteri, spazi inclusi. (ca. due facciate)

 

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Uno dei gruppi di lavoro della Sezione di Milano di Italia Nostra è impegnato in modo continuativo nei processi di rigenerazione urbana del sistema degli ex scali ferroviari da Porta Genova a San Cristoforo. Si tratta di un’attività che si sviluppa attraverso un confronto costante con il Comune, con gli enti coinvolti e con i soggetti attuatori, insieme a un dialogo diretto con le scuole e le comunità che abitano i quartieri limitrofi.  

La visione che orienta questo impegno è quella di trasformare le aree dismesse in una grande infrastruttura verde continua, il Parco Lineare del Naviglio Grande, in coerenza con l’Accordo di Programma del 2017 e con gli indirizzi del PGT. L’obiettivo è fare in modo che la trasformazione non si traduca in una semplice operazione urbanistica o immobiliare, ma diventi un vero progetto di rigenerazione ambientale e sociale, capace di contribuire alla mitigazione climatica, di valorizzare il sistema storico delle acque e di rafforzare l’identità culturale dei quartieri. 

Porta Genova  

Scalo di Porta Genova e il ponte di ferro

viaggiatori della linea ferroviaria da Mortara non possono più arrivare nella stazione più antica di Milano, attiva dal 1870: si pone così una questione delicata di tutela e memoria. Il gruppo di lavoro seguirà con attenzione l’evoluzione della programmazione dei Masterplan affinché vengano rispettati i vincoli di interesse storico e artistico introdotti dalla sovrintendenza affinché l’identità della stazione, dei magazzini e della passerella storica, la quale necessità di un intervento di restauro, non venga snaturata. Allo stesso tempo osserva e valuta gli usi temporanei già in atto, sostenendo funzioni leggere e integrate con il quartiere, capaci di generare valore sociale diffuso.

San Cristoforo 

Scalo di San Cristoforo

Strategie e metodo 

Si vuole approfondire un Modello di Rigenerazione Lineare e Adattiva e Sostenibile con una  visione d’insieme degli scali ex ferroviari di San Cristoforo e Porta Genova, in un programma di Parco Lineare Naviglio Grande che funge da connettore tra la natura dal Parco Sud e la densità urbana del centro.  La strategia intende favorire una sequenza di funzioni e attività ecosostenibili connesse ad un’unica visione culturale ma anche capaci di autofinanziarsi e generare presidio attivo, sostenibilità economica e inclusione sociale.

Il gruppo di Italia Nostra e la passerella Biki

Il metodo di lavoro adottato si fonda su un approccio insieme scientifico e umanistico, ambientale e sociale che prevede ricognizioni della zona, riconoscimento degli aspetti specifici del paesaggio, valutazioni ambientali, osservazione delle cartografie storiche e attuali e della capacità di carico dell’area, ponendo attenzione alle trame di relazioni sociali che si affiancano alla promozione della partecipazione attiva dei cittadini, in linea con i principi della Convenzione di Faro.   

Attraverso questo impegno, il gruppo di lavoro contribuisce a orientare la trasformazione degli ex scali verso un modello di città più verde, inclusiva e consapevole della propria storia, in cui la rigenerazione urbana diventi occasione di coesione sociale e responsabilità collettiva, con l’obiettivo di lasciare un’eredità concreta e riconoscibile alle generazioni future: non solo nuovi spazi riqualificati, ma testimonianze della memoria storica, della cura del paesaggio e di una visione di sviluppo capace di coniugare tutela, sostenibilità e partecipazione.  

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Grazie al sostegno di Italia Nostra – Sezione di Milano, attraverso il Fondo Monti, è stato possibile realizzare il restauro del ritratto sagomato di Amanzia Guerillot, opera del pittore bresciano Angelo Inganni (1856-1859), parte delle collezioni d’arte del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci dal 1976.  

L’intervento di recupero testimonia l’impegno trentennale dell’Associazione che, grazie al lascito della famiglia Monti, collabora con le più importanti istituzioni milanesi per la valorizzazione del patrimonio culturale. Come dichiarato dal Presidente nazionale di Italia Nostra, Edoardo Croci, sostenere questi interventi significa non solo conservare un bene artistico, ma restituire ai cittadini un frammento significativo della propria storia. 

Un’opera rara e curiosa

Il dipinto, un olio su tavola a grandezza naturale (175 cm x 114 cm), ritrae Amanzia Guerillot con un mazzo di fiori. Donna di talento, pittrice e scultrice di origine francese, Amanzia fu prima allieva di Inganni e poi sua seconda moglie. L’opera giunse al Museo per donazione di Paolina Farnesi Mazza, vedova dell’artista Aldo Mazza: il ritratto apparteneva alla quadreria di famiglia di Giuseppe Mazza, che lo ricevette in dono direttamente da Inganni, suo caro amico fin dagli anni di studio all’Accademia di Brera. 

Si tratta di un esempio rarissimo di ritratto sagomato con funzione di fermaporta, di cui si conoscono solo altri due esemplari (collezione Litta). L’opera era utilizzata dagli Inganni stessi nella loro dimora presso la Santissima di Gussago, un ex monastero nel bresciano. Questa produzione era tipica dei coniugi Inganni, che si adattarono al mercato realizzando oggetti decorativi come paraventi, ventagli, vetrate e figure a grandezza naturale per vetrine e ingressi. 

Il restauro finanziato da Italia Nostra  

Prima del restauro (2025-26), l’opera versava in uno stato di conservazione precario. Il supporto ligneo presentava una grave fessurazione verticale e la superficie pittorica era compromessa da depositi che ne impedivano la corretta lettura. 

Il finanziamento di Italia Nostra ha permesso ai restauratori Giovanni Gualdani (per la struttura lignea) e Grazia Cavanna (per la parte pittorica) di risanare il supporto in legno di abete, gravemente danneggiato dal tempo e dall’uso, recuperare le vivaci cromie originali e i dettagli preziosi, come la spilla in pastiglia dorata e restituire stabilità e luminosità a un’opera che rischiava di andare perduta. 

Il ritratto è stato presentato il 27 febbraio 2026 presso il Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci e sarà protagonista della mostra “Le Signore dell’Arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna” presso Palazzo Cucchiari a Carrara (26 giugno – 25 ottobre 2026). 

Questo restauro rappresenta un ulteriore passo nel percorso di studio e tutela che Italia Nostra promuove per garantire che tesori unici come la “Signora Inganni” possano essere ammirati dalle generazioni future. 

GUARDA IL VIDEO DEL RESTAURO

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La signora Inganni
Il Museo racconta la storia del ritratto sagomato di Amanzia Guerillot di Angelo Inganni e presenta il restauro dell’opera realizzato grazie al sostegno di Italia Nostra Milano.

PRESENTAZIONE
VENERDÌ 27 FEBBRAIO • ORE 17.30 – MUSEO NAZIONALE SCIENZA E TECNOLOGIA – VIA SAN VITTORE 21, MILANO

INTERVENGONO

Laura Ronzon
Direttrice Collezioni Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

Edoardo Croci
Presidente nazionale di Italia Nostra

Claudio Giorgione
Curatore Collezioni d’Arte Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

Grazia Cavanna
Restauratrice

Giovanni Gualdani
Restauratore

 

L’evento è riservato. Per partecipare è necessario iscriversi. Clicca QUI

Allegati

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La Sezione di Milano di Italia Nostra istituisce il Premio di Laurea “Pier Fausto Bagatti Valsecchi”, dedicato alla figura dell’architetto paesaggista e studioso della storia dei giardini, protagonista della vita associativa di Italia Nostra fin dalla sua fondazione.
Il Premio è rivolto a laureandi magistrali che discuteranno una tesi nell’anno 2027, incentrata sulla figura di Pier Fausto Bagatti Valsecchi e sui principi fondativi di Italia Nostra, con particolare attenzione ai temi della tutela del paesaggio, dei beni culturali e della progettazione dei giardini storici.
📄 Bando e modalità di partecipazione
Tutti i requisiti, le modalità di candidatura e le scadenze sono indicati nel bando completo allegato

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Comunità Patrimoniale Conca di Viarenna – Milano Città d’Acqua

Il progetto, avviato da Italia Nostra Milano con l’IIS Carlo Cattaneo e il Liceo Artistico di Brera, nel quadro delle attività realizzate nella “Comunità Patrimoniale Conca di Viarenna”, si propone finalità generali di Educazione al Patrimonio culturale e paesaggistico nel modo della scuola, in particolare dando spazio alla conoscenza e alla co-creazione culturale da parte degli studenti.

Nel giugno corso è stato realizzato un primo incontro propedeutico a fare conoscere il valore della Conca di Viarenna nel sistema dei Navigli e la sua importanza per la memoria storica e l’identità culturale della città.

Il 5 novembre 2025, gli studenti e le studentesse di alcune classi dell’IIS Carlo Cattaneo e del Liceo Artistico di Brera hanno partecipato ad una passeggiata culturale, itinerante in cuffia con voce narrante. L’attività, coordinata da un team di docenti e con gli esperti di Italia Nostra, ha rappresentato un’importante opportunità per gli studenti di accedere a fonti, informazioni e conoscenze “dal vivo”. Una prima base culturale esperienziale per rafforzare la consapevolezza e la responsabilità delle scuole nella cura e valorizzazione del patrimonio culturale inteso come eredità culturale in un’ottica di cittadinanza attiva e partecipata.

Nel corso dell’anno scolastico 2025/26, le classi coinvolte approfondiranno importanti temi come: la comprensione dei vari elementi culturali imparando ad utilizzare diverse fonti di informazioni, le possibili innovazioni delle modalità innovative di comunicazione, ma anche azioni per la riqualificazione degli spazi urbani intorno alla Conca.

Con questo percorso educativo, nel quadro delle attività del progetto “Minore: un Faro sul patrimonio culturale”, Italia Nostra Milano si propone di rafforzare il senso di appartenenza e responsabilità del mondo della scuola nei confronti delle comunità locali e suscitare il desiderio di esserne parte attiva.

Aggiorneremo sugli ulteriori sviluppi.

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PRINCIPI GUIDA: COME LE COMUNITA’ ATTRIBUISCONO VALORE AI BENI CULTURALI

 

La Sezione Italia Nostra Milano ha redatto un documento, esemplificativo e orientativo alla diffusione e alla adozione dei contenuti e dei principali strumenti partecipativi suggeriti dalla “Convenzione di Faro del Consiglio di Europa”.

Gli Indirizzi Guida contenuti nel documento hanno avuto finalità propedeutiche ad orientamento del programma di lavoro promosso dalla nostra Sezione per la valorizzazione e la tutela di un bene storico idraulico straordinario a Milano, la Conca di Viarenna, un progetto proposto nella cornice del Programma nazionale Italia Nostra – Minore Faro.

La proposta degli Indirizzi e Criteri Guida ha già consentito il riconoscimento di Comunità Patrimoniale (CP) nella piattaforma Faro Italia, per la Conca di Viarenna, aderendo ai suggerimenti dell’art. 2b della Convenzione di Faro, che ricordiamo, punta a saldare la relazione tra cittadinanza e patrimonio culturale e in generale a creare le condizioni di una maggiore sensibilità e attenzione al processo della tutela, in un rapporto stabile tra comunità e territorio.

Gli orientamenti descritti nel Documento danno spazio alla collaborazione delle istituzioni pubbliche e organizzazioni culturali, mettendo in rete e a fattore comune, energie, responsabilità, competenze in una strategia pubblica inclusiva e partecipativa.

Un “Patto di Collaborazione” che può facilitare gli impegni necessari per riconoscere e comunicare il valore culturale, della Conca di Viarenna nel sistema dei Navigli e conseguentemente agevolare la condivisione di un programma per agire con azioni mirate alla sua valorizzazione e concreti strumenti di attuazione, protagoniste le comunità.

In Allegato il documento “Principi Guida: come le comunità attribuiscono valore ai beni culturali”

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DOCUMENTI E PROGETTI

Il progetto “Rinascita e Riscoperta della Conca di Viarenna” avviato in questi mesi dalla Sezione Italia Nostra Milano, sta riscuotendo grande successo presso molti cittadini e le Istituzioni e gli enti cui stiamo proponendo di essere coinvolti. E’ stato anche presentato, in uno scenario di interessante apprezzamento, al Festival tenutosi a Monticiano (SI) dal 19 al 21 settembre 2025. Il progetto nasce nell’ambito del programma nazionale Italia Nostra – Faro “Minore” per tutelare un bene culturale straordinario, la Conca di Viarenna con la sua storia e il suo ruolo nel sistema dei Navigli.

Questo video è una pillola di quello che sarà presentato in versione integrale in occasione di futuri eventi.

Dalla copertura della Cerchia dei Navigli (1929/1930) la Conca attualmente è un manufatto emarginato, funzionalmente separato dalla vicina Darsena e si presenta impropriamente come una fontana cintata con evidenti elementi di degrado e non come un monumento in grado di comunicare la sua importante testimonianza storica. Per tale motivo Italia Nostra ha ritenuto doveroso e essenziale avviare un programma pluri-azioni, integrate con le finalità di:

  • conoscere e comunicare ai cittadini, il suo valore di manufatto storico culturale;
  • creare una comunità patrimoniale con le finalità suggerite dalla “Convenzione Europea di Faro”, coinvolgendo Enti ed Associazioni interessate;
  • costruire un progetto didattico con alcune scuole vicine alla Conca e un programma di passeggiate patrimoniali culturali;
  • riaprire un approfondimento dei temi di rigenerazione ambientale del contesto e di riconnessione idraulica con la a Darsena.

Questa presentazione video accompagnata dall’audio utilizzato durante la passeggiata ripercorre il racconto con immagini di quel tratto di Naviglio scomparso rivisitando tutti i principali oggetti che un tempo si trovavano lungo questo antico Naviglio.

In tale processo fondamentale è stato anche il ruolo di alcuni Indirizzi Guida ideati per facilitare e orientare la costruzione degli impegni nel contesto del programma di lavoro avviato. Una proposta metodologica che riconosce l’importanza di spostare l’attenzione dall’oggetto bene culturale alle Comunità che possono farlo proprio nella cornice dei principi suggeriti dalla “Convenzione di Faro del Consiglio di Europa”.

Qui trovate le slide della presentazione del documento “Principi Guida: come le Comunità attribuiscono valore ai beni culturali” dell’arch. Anelisa Ricci.

Allegati

  • Una presentazione del documento “Principi Guida: come le Comunità attribuiscono valore ai beni culturali”.
  • La locandina della passeggiata conoscitiva effettuata in marzo, iniziativa che sarà replicata prossimamente per consentire a tanti altri di conoscere la conca di Viarenna e il suo intorno.
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