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Domenica 17 maggio si è conclusa la VI Settimana del Patrimonio di Italia Nostra, dedicata quest’anno al tema “Edifici pubblici dal 1861 al 1980”. Per la Sezione di Milano è stata una settimana ricca di occasioni di approfondimento e scoperta del patrimonio architettonico. Il programma ha infatti incluso due conferenze e due visite guidate, curate dall’Arch. Maurizio Boriani, dedicate al Quartiere dell’Umanitaria di Viale Lombardia e al QT8. Attraverso questi incontri abbiamo riscoperto la storia e l’identità di due quartieri simbolo della Milano del Novecento, condividendone la memoria e riflettendo sull’importanza della tutela dei loro edifici storici. Gli eventi hanno registrato una grande partecipazione, in particolare da parte degli abitanti dei quartieri coinvolti, desiderosi di conoscere più a fondo la storia dei luoghi in cui vivono.

Il Quartiere operaio della Società Umanitaria di Viale Lombardia “alle Rottole” 

Durante la visita al quartiere dell’Umanitaria abbiamo esplorato il cortile interno di Viale Lombardia 65 e avuto l’occasione di entrare in un appartamento che conserva ancora la struttura originaria dei corpi abitativi costruiti nei primi anni del Novecento, caratterizzati dalla tipica “mezza stanza”, soluzione abitativa diffusa nelle case operaie dell’epoca.

Cortile interno di Viale Lombardia 65 e interno di un edificio abitativo

Cortile interno di Viale Lombardia 65 e interno di un edificio abitativo

Il quartiere dell’Umanitaria rappresenta una delle esperienze più innovative dell’edilizia sociale milanese del primo Novecento. Nato grazie al lascito di Prospero Moisè Loria, imprenditore che aveva fatto fortuna in Egitto, il progetto della Società Umanitaria aveva l’obiettivo di aiutare i più poveri offrendo non solo abitazioni dignitose, ma anche lavoro, istruzione e formazione professionale per la nascente classe operaia milanese. 

Tra gli interventi più importanti promossi dall’Umanitaria vi furono il quartiere Solari, realizzato nel 1906, e il quartiere Lombardia, costruito nel 1909 nella zona delle Rottole. Quest’ultimo introdusse importanti innovazioni rispetto alle tradizionali case popolari dell’epoca: edifici meno densi, grandi corti comuni, l’abbandono del sistema a ballatoio e appartamenti dotati di servizi moderni come bagno e cucinino.

Il quartiere si distingueva anche per la forte presenza di servizi collettivi: asilo d’infanzia, scuola professionale, palestra, biblioteca, ristorante popolare e spazi verdi attrezzati. L’obiettivo era creare non solo abitazioni, ma un vero ambiente comunitario a sostegno degli abitanti ma anche (in parte) aperto alla città. 

Società Umanitaria e asilo

Società Umanitaria e asilo

Il progetto, realizzato dall’architetto Giovanni Broglio, si caratterizzava per una buona qualità architettonica, impiegando anche un apparato decorativo semplice ma unitario. Ancora oggi i quartieri dell’Umanitaria rappresentano un importante esempio di integrazione sociale e di edilizia popolare avanzata, tanto da essere considerati una parte significativa della storia urbana e architettonica di Milano. 

Al termine della visita siamo stati accolti dal Circolo ARCI Fiocchi, dove si è visitata una mostra, appositamente allestita, dedicata alla storia del quartiere, raccontata attraverso fotografie, documenti e oggetti d’epoca che ne testimoniano la vita quotidiana e la memoria storica.

Mostra presso il Circolo Arci Fiocchi

Il padiglione per mostre e riunioni di Piero Bottoni al quartiere QT8 

Il QT8 rappresenta uno dei più significativi esempi di edilizia pubblica realizzati in Italia. Pur essendo rimasto incompiuto rispetto al progetto originario, il quartiere costituisce ancora oggi un importante punto di riferimento per gli studi sull’architettura contemporanea e sull’edilizia sociale del Novecento.
Nel corso della settimana siamo stati ospitati dal CASVA (Centro di Alti Studi sulle Arti Visive), che ci ha offerto l’opportunità di visitare i preziosi archivi di architetti, designer e grafici attivi soprattutto nell’ambito milanese e lombardo, testimonianza fondamentale della cultura progettuale del secolo scorso. Abbiamo inoltre potuto osservare i mosaici conservati in un edificio privato del quartiere (la “casa di 11 piani” realizzata su progetto degli architetti Lingeri e Zuccoli), significativo esempio di arte contemporanea integrata nell’architettura e parte integrante dell’identità culturale della zona.

Visita al CASVA e mosaici nel quartiere QT8

Visita al CASVA e mosaici nel quartiere QT8

La visita si è conclusa al Padiglione di Bottoni, realizzato in occasione della IX Triennale del 1951 su progetto di Piero Bottoni. L’edificio nacque come spazio espositivo e centro di documentazione dedicato al QT8: attraverso disegni, plastici e grafici avrebbe dovuto raccontare il progetto del quartiere e le diverse fasi della sua costruzione.
Il padiglione, a pianta circolare, si distingueva per i colori vivaci e per un grande lucernario centrale. Comprendeva inoltre una sala polifunzionale nel seminterrato e un’area giochi esterna destinata ai bambini del quartiere, in parte protetta dall’ampio aggetto della copertura. Nel piccolo giardino si trova ancora oggi la statua de L’Acquaiolo di Leone Lodi, collegata al più ampio sistema di opere d’arte presenti nel QT8.
Oggi il Padiglione è utilizzato come sede scout, ma l’obiettivo è quello di restituire all’edificio la sua funzione originaria, trasformandolo in un centro visitatori dedicato alla storia e all’architettura del QT8, anche grazie alla connessione con il CASVA e alla collaborazione delle associazioni locali impegnate nella valorizzazione del quartiere.

Padiglione di Bottoni

Padiglione di Bottoni

La Settimana del Patrimonio si conferma così un’importante occasione non solo per conoscere e approfondire la storia urbana di Milano, ma anche per rafforzare il legame tra cittadini e territorio. Attraverso conferenze, visite e momenti di confronto, è stato possibile riscoprire il valore culturale, sociale e umano di quartieri che continuano a raccontare una parte fondamentale della storia della città. Custodire questa memoria significa infatti preservare non solo edifici e spazi urbani, ma anche le esperienze, le relazioni e le identità che li hanno attraversati nel tempo.

Ringraziamo il CASVA, il Comitato per le Arti al QT8 e il Circolo Arci Fiocchi per l’ospitalità e la partecipazione. 

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