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Grazie al sostegno di Italia Nostra – Sezione di Milano, attraverso il Fondo Monti, è stato possibile realizzare il restauro del ritratto sagomato di Amanzia Guerillot, opera del pittore bresciano Angelo Inganni (1856-1859), parte delle collezioni d’arte del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci dal 1976.  

L’intervento di recupero testimonia l’impegno trentennale dell’Associazione che, grazie al lascito della famiglia Monti, collabora con le più importanti istituzioni milanesi per la valorizzazione del patrimonio culturale. Come dichiarato dal Presidente nazionale di Italia Nostra, Edoardo Croci, sostenere questi interventi significa non solo conservare un bene artistico, ma restituire ai cittadini un frammento significativo della propria storia. 

Un’opera rara e curiosa

Il dipinto, un olio su tavola a grandezza naturale (175 cm x 114 cm), ritrae Amanzia Guerillot con un mazzo di fiori. Donna di talento, pittrice e scultrice di origine francese, Amanzia fu prima allieva di Inganni e poi sua seconda moglie. L’opera giunse al Museo per donazione di Paolina Farnesi Mazza, vedova dell’artista Aldo Mazza: il ritratto apparteneva alla quadreria di famiglia di Giuseppe Mazza, che lo ricevette in dono direttamente da Inganni, suo caro amico fin dagli anni di studio all’Accademia di Brera. 

Si tratta di un esempio rarissimo di ritratto sagomato con funzione di fermaporta, di cui si conoscono solo altri due esemplari (collezione Litta). L’opera era utilizzata dagli Inganni stessi nella loro dimora presso la Santissima di Gussago, un ex monastero nel bresciano. Questa produzione era tipica dei coniugi Inganni, che si adattarono al mercato realizzando oggetti decorativi come paraventi, ventagli, vetrate e figure a grandezza naturale per vetrine e ingressi. 

Il restauro finanziato da Italia Nostra  

Prima del restauro (2025-26), l’opera versava in uno stato di conservazione precario. Il supporto ligneo presentava una grave fessurazione verticale e la superficie pittorica era compromessa da depositi che ne impedivano la corretta lettura. 

Il finanziamento di Italia Nostra ha permesso ai restauratori Giovanni Gualdani (per la struttura lignea) e Grazia Cavanna (per la parte pittorica) di risanare il supporto in legno di abete, gravemente danneggiato dal tempo e dall’uso, recuperare le vivaci cromie originali e i dettagli preziosi, come la spilla in pastiglia dorata e restituire stabilità e luminosità a un’opera che rischiava di andare perduta. 

Il ritratto è stato presentato il 27 febbraio 2026 presso il Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci e sarà protagonista della mostra “Le Signore dell’Arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna” presso Palazzo Cucchiari a Carrara (26 giugno – 25 ottobre 2026). 

Questo restauro rappresenta un ulteriore passo nel percorso di studio e tutela che Italia Nostra promuove per garantire che tesori unici come la “Signora Inganni” possano essere ammirati dalle generazioni future. 

GUARDA IL VIDEO DEL RESTAURO

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La Sezione di Milano di Italia Nostra istituisce il Premio di Laurea “Pier Fausto Bagatti Valsecchi”, dedicato alla figura dell’architetto paesaggista e studioso della storia dei giardini, protagonista della vita associativa di Italia Nostra fin dalla sua fondazione.
Il Premio è rivolto a laureandi magistrali che discuteranno una tesi nell’anno 2027, incentrata sulla figura di Pier Fausto Bagatti Valsecchi e sui principi fondativi di Italia Nostra, con particolare attenzione ai temi della tutela del paesaggio, dei beni culturali e della progettazione dei giardini storici.
📄 Bando e modalità di partecipazione
Tutti i requisiti, le modalità di candidatura e le scadenze sono indicati nel bando completo allegato

Allegati

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Con il sostegno dell’Associazione, il Museo Poldi Pezzoli avvia un importante progetto di restauro che unisce conservazione e valorizzazione.

Nel solco della sua costante attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio, il Museo Poldi Pezzoli di Milano ha dato il via al nuovo importante intervento di restauro, che sarà possibile grazie al sostegno della sezione di Milano e al Fondo Enzo Monti. L’opera interessata è il monumentale gruppo bronzeo che raffigura Pirro, Andromaca e Astianatte, oggi collocato su un terrazzo al primo piano del museo, visibile al pubblico direttamente nella terrazza del museo, uno sguardo inedito sul lavoro di conservazione e valorizzazione del patrimonio.

Lo scorso 9 dicembre si è svolta la presentazione ufficiale del restauro, recentemente concluso. All’evento hanno preso parte il Presidente Edoardo Croci e la Direttrice Alessandra Quarto, sottolineando il valore dell’intervento per la tutela e la piena fruizione dell’opera da parte del pubblico.

Il gruppo scultoreo, commissionato nel 1841 da Rosa Trivulzio allo scultore fiorentino Lorenzo Bartolini e completato da Lorenzo Vela nel 1857, illustra un drammatico episodio dell’Eneide: il momento in cui Pirro, figlio di Achille, solleva il piccolo Astianatte per scagliarlo dalle mura di Troia, mentre la madre Andromaca si dispera ai suoi piedi. Un’opera di forte impatto emotivo, che per decenni ha catturato l’attenzione anche dei passanti di via Manzoni grazie alla sua collocazione scenografica. L’opera oggi è visibile in una versione in bronzo, realizzata nel 1896 dalla Fonderia Giuseppe Ceriani, che ha sostituito l’originale marmoreo danneggiato. Nonostante lo stato di conservazione complessivamente buono, si rende necessario un intervento conservativo mirato, che sarà eseguito in situ entro la fine dell’anno, senza movimentazione dell’opera.

Si tratta di un’operazione di manutenzione specialistica, necessaria per garantire la stabilità dell’opera e prevenire fenomeni di degrado nel tempo, soprattutto in considerazione della sua collocazione esterna. Accanto al restauro, il Museo intende portare avanti anche un progetto di valorizzazione dell’opera: la recente rimozione delle tende che oscuravano la scultura ha già permesso una migliore fruizione da parte dei visitatori. Un ulteriore passo consisterebbe nella modifica del cancello in ferro che oggi ne limita la visibilità, permettendo così di aprirlo durante l’orario di visita e rendere la scultura pienamente accessibile allo sguardo del pubblico.

Sostenere questo progetto significa contribuire non solo alla tutela di un’opera di grande rilevanza storica e artistica, ma anche promuovere una cultura della cura condivisa del patrimonio, in cui conservazione e accessibilità vanno di pari passo.

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Edoardo Croci: «Milano torni città d’acqua, è indispensabile per raffreddare il calore dell’asfalto» – domenica 11 maggio 2025

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Edoardo Croci, presidente di Italia Nostra, ha condiviso la sua visione su alcune delle sfide ambientali più urgenti del nostro tempo. Sensibile da sempre a temi come il verde urbano, la gestione dell’acqua, la mobilità sostenibile e il risparmio energetico, il presidente ribadisce l’importanza di un impegno concreto e condiviso per la tutela del territorio e delle risorse naturali. Tra tutti, l’acqua occupa un posto centrale nel suo pensiero: un elemento chiave, non solo ambientale ma anche culturale, che da sempre guida il suo orizzonte di intervento.

Leggi qui l’intervista sul Corriere della Sera.

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BANDO MUSEI 2025

La sezione di Milano di Italia Nostra continua il suo impegno per la tutela del patrimonio culturale con un nuovo bando dedicato ai restauri museali. Dopo il successo del restauro alla Veneranda Fabbrica del Duomo, vogliamo dare nuova vita ad altri beni che raccontano la storia di Milano.

Le candidature sono aperte fino al 15 aprile 2025, maggiori informazioni sul contributo restauro nell’allegato.

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Italia Nostra sostiene il restauro di tre preziose opere del Museo del Duomo di Milano. Grazie al contributo della sezione milanese dell’associazione, istituita nel 1955 per la salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali del nostro Paese, infatti, da oggi, i visitatori del Museo del Duomo di Milano (Piazza del Duomo, 12), potranno nuovamente ammirare i tre capolavori in marmo di Candoglia raffiguranti San Sebastiano, Bacco e Virtù, all’interno del percorso di visita.

Un restauro “a vista”, condotto in loco, per alcune settimane, all’interno della Sala 7 e realizzato da Magistri S.r.l di Eros Zanotti, su incarico della Veneranda Fabbrica del Duomo, in sintonia con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano.

Un importante quanto necessario intervento, per restituire la loro bellezza originaria a queste straordinarie sculture, opere del XVI secolo in marmo di Candoglia, utilizzato fin dalla fine del ‘300 dalla Veneranda Fabbrica per la Cattedrale milanese.

Tre sculture e perciò tre storie uniche che scoprono di avere, sulla linea del tempo, un prezioso destino comune: la Sala 7 del Museo del Duomo, dove oggi sono custodite.

«Siamo molto felici del restauro appena concluso sulle tre sculture Bacco, Virtù e San Sebastiano, reso possibile grazie al sostegno di Italia Nostra, al fianco della Veneranda Fabbrica del Duomo già in altre occasioni. Per il Museo del Duomo, è stata un’opportunità importante “ritrovare” la bellezza di tre splendide opere che necessitavano di un intervento di pulitura, per tornare a farsi ammirare in tutto il loro splendore. Un segno concreto di un lavoro costante per la valorizzazione delle collezioni del nostro museo» – dichiara Mons. Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo e Direttore dell’Area Cultura e Conservazione della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Italia Nostra rinnova così un consolidato ed importante legame con la Veneranda Fabbrica del Duomo, alla quale aveva già assicurato il proprio sostegno in occasione del restauro della Porta Pogliaghi (1998) della Cattedrale e per quello del grande Modello ligneo (2006), anch’esso conservato all’interno del Museo del Duomo.

Queste le parole di Edoardo Croci, Presidente nazionale e Presidente della sezione di Milano di Italia Nostra: «Italia Nostra è da sempre impegnata nella tutela e valorizzazione del patrimonio storico, culturale e artistico del Paese, attraverso una serie di restauri promossi dal Fondo Monti, frutto di un importante lascito testamentario. È la terza volta nella nostra storia che collaboriamo con la Veneranda Fabbrica del Duomo e, questa volta, abbiamo promosso il restauro di tre importanti statue del ‘500 che sono presenti all’interno del Museo del Duomo. Siamo particolarmente orgogliosi di collaborare con la Fabbrica per rioffrire ai milanesi la visione di queste opere».

L’intervento effettuato sulle tre sculture rende così nuovamente accessibile al pubblico una parte importante del patrimonio esposto in Museo, disponibile quest’ultimo anche in una nuovissima versione digitale. L’esperienza di visita prosegue infatti in rete, attraverso il nuovo Catalogo online del Museo del Duomo, composto da 846 schede ricercabili e consultabili direttamente sul sito ufficiale del Duomo duomomilano.it, all’interno della sezione Cultura e Arte.

Uno strumento di ricerca che oltre studiosi ed appassionati coinvolge tutti coloro che desiderano scoprire ed approfondire da remoto le opere custodite o ammirate durante il percorso di visita in Museo.

Il Catalogo, arricchito ogni mese di nuovi contenuti editoriali sulle collezioni, viene inoltre costantemente aggiornato, riconducendovi così tutti gli ultimi interventi effettuati sulle opere o le novità presenti nelle sale, proprio come nel caso delle tre sculture della sala sforzesca.

BACCO, SAN SEBASTIANO E VIRTÙ
Un soldato, un’antica divinità greca ed una Virtù. Così raffigurate, le tre sculture si offrono oggi al pubblico sotto una nuova luce che dona loro la possibilità di essere apprezzate in tutta la loro eleganza: San Sebastiano, giovane soldato dallo sguardo sofferente, condannato per la sua fede ad essere trafitto dalle frecce; Bacco, antico dio romano del vino che nel 2013 scopre ricovero in Museo e la Virtù, forse identificabile con la Prudenza, bellissima nei suoi drappeggi e con lo splendido diadema a sormontarle il capo, rappresentando una delle quattro Virtù cardinali della teologia cattolica.

Tre capolavori scolpiti nel marmo da mani ignote entro la metà del Cinquecento e ispirati alla ripresa dell’antichità classica che in quel periodo coinvolge anche gli artisti attivi nel cantiere della Cattedrale milanese, anche con soggetti curiosi e profani, quali ad esempio proprio Bacco.

San Sebastiano
Scultore ignoto, primo decennio del XVI secolo
Proveniente da un finestrone dell’area absidale del Duomo, il San Sebastiano è stato ricondotto a uno scultore milanese attento alle novità di Cristoforo Solari: scultore e architetto del Canton Ticino, grazie alla sua produzione contribuì a traghettare la scultura e l’architettura lombarde, ancora legate alla tradizione locale, verso il classicismo già in auge a Venezia, Mantova e Roma. Sebastiano, martire del IV secolo, è raffigurato come un giovane dallo sguardo sofferente, poggiato contro un tronco e coperto da un tralcio di vite che gli cinge i fianchi. Sul suo corpo sono visibili tre fori, dove originariamente erano inserite altrettante frecce metalliche.

Il San Sebastiano presenta riferimenti stilistici che richiamano due sculture eseguite da Solari per la Cattedrale: l’Adamo (1502-1503) e la Sant’Elena (secondo decennio del Cinquecento), dalle quali riprende rispettivamente il tralcio di vite e la capigliatura con lunghi boccoli. Entrambe le opere sono esposte in Museo nella sala del classicismo lombardo (n. 8).

Bacco
Scultore ignoto, quarto decennio del XVI sec. circa
Raffigurante il dio romano del vino, la scultura si trovava in origine sul capitello di un pilone del Duomo. Bacco è rappresentato come un giovane dalla corta chioma ricciuta e la muscolatura rilevata, con lo sguardo rivolto verso il bicchiere tenuto in alto nella mano destra. Il braccio sinistro è invece appoggiato al fianco corrispondente.

Coperto solo da un serto di pampini che gli cinge i fianchi, Bacco risulta stante su un basamento circolare; dietro la gamba sinistra si trova un tronco d’albero di sostegno.

Secondo gli studiosi, l’ignoto autore dell’opera potrebbe essere uno scultore lombardo di formazione centro-italiana, attento alla statuaria antica ma anche all’interpretazione che ne offrivano gli artisti della cerchia michelangiolesca: la posa del Bacco riecheggia infatti quella dell’omonimo capolavoro giovanile di Michelangelo (1497) oggi al Museo del Bargello di Firenze, seppure priva di quell’abbandono all’ebbrezza e di quel languore che caratterizzano l’androgina divinità del maestro.

Virtù (Prudenza)
Scultore ignoto, primi decenni del XVI secolo
La scultura è forse identificabile con la Prudenza, una delle quattro Virtù cardinali della teologia cattolica insieme a Giustizia, Fortezza e Temperanza. L’opera esposta in Museo la rappresenta come una donna imponente dallo sguardo assorto, rivolto verso la sua sinistra.

I lunghi capelli, suddivisi in due bande sulla fronte, sono sormontati da un diadema.

Stante su un basamento poligonale e abbigliata con una tunica e un manto dagli ampi panneggi, in origine la figura teneva fra le mani due oggetti, oggi non identificabili perché lacunosi.

Proveniente da un finestrone del tiburio del Duomo e ricondotta dagli studiosi a un ignoto scultore, sul piano stilistico la Prudenza è espressione di un linguaggio classicheggiante, introdotto in Cattedrale da scultori come Benedetto Briosco, Cristoforo Solari e Andrea Fusina.

IL RESTAURO AL SERVIZIO DELL’ARTE
Come accade per la maggior parte delle opere esposte all’esterno del Duomo di Milano, San Sebastiano, Bacco e Virtù, oggi custoditi negli spazi del Museo, furono soggetti per secoli agli effetti dell’azione degli agenti atmosferici e dell’inquinamento: il più evidente la perdita del caratteristico candore rosaceo del marmo di Candoglia, coperto quest’ultimo da accumuli di particellato, croste nere e depositi superficiali.

La situazione conservativa delle tre figure ha così rappresentato una validissima occasione per operare, oltre che con le più tradizionali tecniche di pulitura mediante impacco, attraverso l’innovativo intervento del laser.

La nuova strumentazione permette infatti di poter intervenire in sicurezza, puntualmente ed a distanza, evitando la diretta azione meccanica sull’opera. Questo consente una nuova leggibilità di tutti quei dettagli e finiture dell’aspetto originario prima celati, restituendo così al San Sebastiano, al Bacco e alla Virtù la loro identità artistica.

Per la foto: copyright ©Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano

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Comunicato stampa

 

Edoardo Croci, nuovo presidente nazionale di Italia Nostra

Edoardo Croci, professore di economia ambientale all’Università Bocconi, è stato eletto presidente nazionale di Italia Nostra. Croci, già vicepresidente nella precedente consigliatura, ricopre anche la carica di Presidente della sezione di Milano.

Insieme a lui, in occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio Direttivo Nazionale dell’associazione, sono stati nominati i nuovi organi direttivi nazionali con tre vicepresidenti – Maria Francesca Arena, Luigi Colombo e Maurizio Sebastiani – e cinque membri di giunta – Adriana Chirco, Carlo De Giacomo, Maria Rosaria Iacono, Vitantonio Iacoviello e Angelo Malatacca.

“In prossimità della celebrazione dei 70 anni di Italia Nostra, – dichiara Edoardo Croci – oggi il suo ruolo di tutela e valorizzazione del patrimonio storico-culturale, del paesaggio e dell’ambiente è quanto mai attuale. Attraverso le 200 sezioni e quasi 10.000 soci sul territorio italiano, l’associazione svolge un’attività continua di presidio e proposta per preservare l’identità culturale e la qualità ambientale del territorio, anche attraverso interventi esemplari di gestione di beni pubblici e partecipazione dei cittadini.”

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Milano Green Week 2024 – La città come laboratorio della transizione ecologica

CONVEGNO AIPIN – ITALIA NOSTRA

venerdì 27 settembre 2024 ore 10-13, CAM Gabelle, Via San Marco 45 , Milano

     

Beni culturali e paesaggio di fronte al cambiamento climatico: giardini storici, siti archeologici, alberi monumentali, parchi urbani per la città resiliente.   

Interventi e Nature Based Solutions per la tutela del patrimonio storico e ambientale da ondate di calore e siccità, bombe d’acqua e alluvioni, piogge acide e specie esotiche.

Programma

  • Gestione innovativa e sostenibile dei parchi storici, Laura Pelissetti, Manuela Strada, Rete dei Giardini Storici ReGiS 
  • Identità, monumentalità, archeologia tra siccità e desertificazione, Gianluigi Pirrera, AIPIN
  • Castello Sforzesco: quando storia e biodiversità si incontrano,  Enrico Banfi, già curatore di botanica e direttore del Museo Storia Naturale
  • Prove di adattamento al CC: città spugna e benessere, Flora Vallone,  AIPIN
  • Germania e CC: risultati di un viaggio studio, Francesca Oggionni, ODAF
  • Servizi ecosistemici e biodiversità in ambito urbano – proiezione di un breve video sul Rogolone, Edoardo Croci, Italia Nostra

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

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Allegati

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All’inizio di quest’anno 29 associazioni culturali e benefiche attive nell’ambito milanese sono state gratificate da un inaspettato lascito, un apprezzabile tesoretto che un generoso benefattore nel suo testamento ha deciso di assegnare ad ognuna di esse, nominate singolarmente, secondo la precisa intenzione di sostenerle nella loro attività culturale e assistenziale, assecondando una sua personale visione concepita come scelta di vita.

Nicola Valenziano nasce a Lodi il 7 marzo 1936 da genitori proprietari di alcuni negozi che, successivamente, vendono per acquistare un negozio di tessuti e maglieria a Milano, dove si trasferiscono e dove il giovane Nicola frequenterà una scuola ad indirizzo tessile e gestirà fino ai primi anni ’90 l’attività commerciale avviata dai genitori.

A Milano Nicola Valenziano sviluppa il suo interesse per le attività culturali e le strutture assistenziali che la città offre. Per vivere questa esperienza in modo partecipato si pone in contatto con le associazioni che vivono queste finalità come missione e che saranno poi i soggetti destinatari delle sue volontà testamentarie. È così che nel gennaio del 1995 diviene socio di Italia Nostra nella Sezione di Milano, stabilendo un rapporto che conserverà fedelmente fino all’anno del suo decesso nel 2022.

Tra gli interessi coltivati da Nicola, ha un posto particolare l’orologeria, una passione alimentata con la frequentazione a ben due corsi specifici promossi dal comune di Milano, nell’ambito dei quali stringerà alcune selezionate amicizie che conserverà nel corso degli anni e che lo accompagneranno nei momenti dedicati alle sue passioni: i viaggi, i mercatini dove acquistare oggetti di antiquariato, i concerti , gli spettacoli cinematografici nei cinema d’essai, le conferenze dove aggiornare e consolidare la sua formazione culturale.

Valenziano amava viaggiare per conoscere località lontane come la Cina o Capo Nord, che raggiunse a bordo di una Fiat 600. Ma questo suo interesse di conoscere il mondo era costantemente rivolto anche al suo ambiente di vita quotidiana: il territorio milanese e quello lombardo, che percorreva ed esplorava alla ricerca, non solo delle più celebrate manifestazioni artistiche, ma anche di quelle testimonianze inserite nel tessuto urbano milanese che raccontano la storia recente del ‘900 a Milano. Sono espressioni identitarie dello spirito milanese molto amate dai cittadini. Sono i quartieri operai, le archeologie industriali e perfino i tram d’epoca conservati nel deposito dell’ATM, che configurano scenari all’interno dei quali viveva, lavorava e percorreva la città l’individuo “comune”, sempre al centro dell’attenzione di Nicola Valenziano e della sua generosità. Si pensi a quelle istituzioni a servizio dell’uomo malato o caduto in disgrazia ricordate nel suo testamento (ad esempio “il pane quotidiano”). Tra queste l’esempio della Società Umanitaria suggerisce una significativa analogia fra due generosi benefattori lombardi: Prospero Moisè Loria e Nicola Valenziano che nel loro testamento, quale atto definitivo che riassume una visione di vita, hanno manifestato la volontà di fondare o di sostenere organizzazioni finalizzate alla formazione culturale dei cittadini. A tal fine uno strumento ugualmente apprezzato da entrambi è il Metodo Montessori, che coniuga “sapere e saper fare”, intendendo con questo che l’insegnamento deve preparare all’attività lavorativa e, nel contempo, formare il cittadino alla consapevolezza dei valori morali e culturali.

Nicola Valenziano è stato un personaggio riservato, uno spirito libero che non ha mai ricercato un ruolo pubblico per porsi in vista. I suoi numerosi atti di beneficienza in vita si sono sempre svolti nell’atmosfera discreta del privato. Questo è il motivo per cui il generoso lascito di tutto il suo patrimonio, come si è detto, ha sorpreso i suoi beneficiari.

Nicola Valenziano

Con questo sintetico profilo della sua personalità, complessa per la molteplicità di interessi, ma semplice per la linearità del suo stile di vita, Italia Nostra, grata, intende rendergli merito.

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